18 maggio 2013

Cosa penso di Bambino!

Ora che la traduzione in italiano di questo manga è terminata, sento il bisogno di scrivere le mie impressioni sull'opera, ciò che mi ha trasmesso durante questi anni.



Bambino! cos'è?
Partendo dal principio, Bambino! è un manga pubblicato sulla rivista Big Comic Spirits, edito da Shogakukan dal 2005 per un totale di 15 volumi.
E fin qui sticazzi.

Ban Shogo è un ventenne della provincia giapponese (Fukuoka), sicuro dei propri mezzi, studia e cucina part-time. Non pensa ancòra a "cosa farà da grande", come tutti i giovani studenti continua il percorso di studi.
Ma lui abbandona. Addio a libri e quaderni, addio a odiose lezioni in aule strapiene, via tutto.
Gli si para davanti la possibilità di andare a Tokyo, la capitale, la grande città multiforme, per fare esperienza in un noto ristorante italiano gestito da un amico del suo chef di Fukuoka.

Ed è facile riconoscersi un po' nella sua figura.
Lui, ragazzo di provincia, che arriva nella grande città, dove tutto è diverso, dove tutto non è come ti aspetti, dove tutto è più frenetico.
Ed è quello che accade anche a noi. A tutti coloro che dalle piccole città emigrano verso i capoluoghi, verso i grandi centri per trovare un lavoro o per studiare. C'è che si trasferisce dal Sud al Nord e trova usi e costumi diversi, modi di vivere agli antipodi nonostante si viva tutti assieme sotto la stessa bandiera.
Ricordo bene, aneddoto personale, che una mia insegnante di Savona (Nord) era rimasta stupefatta che a Bari (Sud) i negozi non chiudessero alle 18 e che le strade si riempissero di gente fino a tarda serata.
Così come io ero rimasto spiazzato dal pane sciapo (pane sciocco, come diceva la signora vicina di casa) di Livorno, nel mio mese e mezzo di permanenza in terra toscana. Rimasi spiazzato in senso negativo, per me quel tipo di pane è insapore rispetto a quello di casa mia. Poi mi son reso conto che tutto il resto dei prodotti toscani era più che saporito e quindi bilanciava il fattore pane.
Ed è questo che si vive nella prima parte del manga. Ban affronta la nuova realtà con spocchia, forse con troppa sicumera e cade, cade e fatica a rialzarsi. La sua esperienza di provincia conta poco nella capitale.
La qualità di quest'opera sta anche nel descrivere la rivincita di Ban, il quale riesce a ritagliarsi sforzo dopo sforzo il proprio spazio in cucina, passando prima dalla sala e poi dalla preparazione del dolce.
Come vien spiegato più volte, il suo nomignolo "bambino" sta proprio a indicare l'infante, quella fascia di età dove la persona non è istruita a dovere e quindi deve imparare, deve maturare.
Il manga ci dice che siam tutti dei bambini, tutti. Per quanto ci sentiamo sicuri e abili nel far qualcosa, ci sarà sempre qualcuno che lo saprà far meglio e da cui si può imparare. Come dice il detto: non si finisce mai di imparare.
Ed è giusto così, è la curiosità, è la fame di sapere che ci rende esseri senzienti, che ci rende "vivi" come nessun'altra specie animale, che ci permette di scrivere qualsiasi cosa su supporti tecnologici composti da minerali (metalli vari, silicio) e derivati del petrolio (plastica). In parole povere, un computer.



Dopo tutta la parte inerente al percorso formativo di Ban in Giappone, c'è tutta la sua trafila in quel di New York, la città cosmopolita per eccellenza. Ed è qui che l'opera mette in evidenza un'altra tematica importante. Perché mai un giapponese dovrebbe cucinare italiano?
Voglio dire, non ho notizia di cuochi italiani che lavorano nei ristoranti cinesi, è probabile che ci siano, ma sinceramente non lo so. E, pensandoci bene, non è nemmeno plausibile che in un italiano lavori in un ambiente così diverso. Ci si aspetta che in un ristorante cinese ci sia un cuoco cinese o quantomeno con gli occhi a mandorla e che passi per tale, un po' come succede per certi ristoranti giapponesi.
I fratelli di Palermo.
E qui è lo stesso. I due cuochi palermitani che Ban incontra a New York instillano il germe nel dubbio al nostro protagonista, il quale resta spiazzato per qualche momento. Ma la ragione dietro la sua passione è presto detta: è ciò che sa fare meglio, per questo cucina italiano, tutto qui.
Un discorso su questo tema è affrontabile in mille modi diversi, spaziando su tanta roba che è meglio non portare a galla in questa analisi.

Infine abbiamo il ritorno a casa, dove vengono presentate a Ban e al lettore due grosse tematiche più che attuali.
Innanzitutto il lavoro in sé. Per un suo amico che guadagna tanto, Ban non è altro che uno schiavetto che sgobba da mattina a sera per una paga discreta. Vale davvero la pena sacrificare la propria vita sociale, personale, familiare per la cucina? Ed è un po' il cruccio dei cuochi nostrani, i quali lavorano per forza di cose durante le feste, quelle dove ci si ritrova tutti quanti a tavola coi parenti, mentre loro no, son lì a saltare in padella chissà cosa. Il distacco dalla famiglia è maggiore se il cuoco si imbarca sulle navi, quindi sta via da casa anche per mesi.
Ban lo sa, ma non gli importa. Lui ama il proprio lavoro e continuerà a farlo finché avrà dalla sua la passione come carburante.
E poi c'è il mondo della ristorazione che fa i conti con l'odierna situazione economica. In un Giappone che, come tutto il resto del globo, è preda della crisi economica, portare avanti una attività nel mondo della ristorazione è difficile soprattutto per chi vive in quel tipo di settore. Lo chef Tekkan rimane allibito dalla chiusura imminente di un ristorante di alto livello da lui tanto amato. L'apertura del Legare a Yokohama, il secondo locale del Baccanale, getta già qualche ombra sull'impresa che si sta per intraprendere, l'ambizioso capo-cuoco Kuwahara decide di puntare sulla qualità mantenendo alti i prezzi nonostante il periodo non proprio roseo. Eppure bisogna insistere, la crisi passerà, l'economia tornerà a girare e anche la gente tornerà più di prima ad apprezzare la qualità sul piatto al giusto prezzo. Questo è, in soldoni, il pensiero di Kuwahara.
Bambino! termina qui, con l'apertura del Legare a Yokohama, con i nostri che affrontano a testa alta una nuova avventura (perché non serve salvare il mondo e  combattere il cattivo di turno con cavolate energetiche per definire qualcosa "avventura"). Bambino! è vita quotidiana, è la storia di uno di noi, è la nostra storia, è una storia verosimile.
Bambino! è tutto.

Menzione a parte è da fare per i personaggi di contorno (che termine azzeccato).
Lo staff del Baccanale, composto da personale di sala e personale di cucina, regala un bello spaccato di tante personalità e storie diverse, sacrificandone alcuni via via che l'opera procede.

Il capo cameriere Yonamine è un tipo brillante, professionale e comprensivo. Non lo si vede mai alzare la voce né tantomeno le mani con chiunque. Ha sempre un consiglio da dispensare, sa aprire gli occhi a Ban quando quest'ultimo si impunta su certe cose. Si accenna anche ad una sua presunta relazione con la titolare, ma poi più nulla. Viene accantonato e dimenticato come nulla. Il resto della staff di sala fa da comparsa, qualche interazione c'è con Ban, ma non più di tanto. Nel telefilm, invece, Yonamine ha sì le qualità prima espresse, ma è anche uno sciupafemmine, ed è una costante molto più presente nel cammino del protagonista.

Lo staff di cucina, invece, è più variegato ed approfondito.





Il sotto chef Kuwahara parte in sordina e poi viene ben approfondito. In passato ha studiato architettura, ma poi ha scelto la cucina dopo un pranzo ispiratorio al Baccanale. Che per quanto possa essere un po' esagerato, è una sorta di fiaba a lieto fine. Non è a lieto fine ciò che viene dopo, quando lui e consorte stanno per aprire un ristorante per conto proprio, il loro sogno nel cassetto da quando si sono innamorati, e che poi viene accantonato a data da destinarsi in quanto Kuwahara viene scelto per dirigere il nuovo locale del Baccanale. Per come è disegnato il capitolo in questione, con le lacrime di Kuwahara dovute al fatto che il sogno del proprio ristorante sia ancòra una volta rinviato, l'emotività dell'opera è al culmine, oltre ciò che si era visto prima. Ammetto che un accenno di lacrima a me è venuto fuori, per quanto mi ritenga un essere insensibile. E forse come personaggio un po' scade nel finale dell'opera quando, nel dirigere Trattoria Legare, pensa ad alzare i prezzi del menu in nome di un tipo di cucina di alta classe e ambiziosa, nonostante il periodo di crisi economica che imperversa anche in Giappone.
Strano.


Ora parliamo dello scorbutico Katori.
Katori ha sui 28 anni e cucina fin da quand'era ragazzo. Dietro ha una storia famigliare travagliata: genitori divorziati e padre alcolizzato a causa dei debiti. Il padre è una figura difficile da definire, viene presentato in poche pagine e sùbito vengono abbozzate le difficoltà in cui naviga. In passato gestiva una grande fabbrica dove passava gran parte del suo tempo, poi è andato tutto in malora e da allora non si è più ripreso. Affoga la disperazione nell'alcool e vive di ricordi.
Katori, deciso a non diventare come il padre, mette anima e corpo nel suo lavoro di cuoco, diventa uno chef molto stimato al Baccanale e riesce ad essere indipendente.
Non manca mai di punzecchiare (e umiliare) il nuovo arrivato Ban, la solita roba del ragazzo che ne ha passate di tutte i colori che si sfoga con lo sbarbatello. Ed è così, Katori sfoga la propria rabbia contro Ban, dapprima per incitarlo ad abbandonare quanto prima il ristorante e poi per spronarlo a migliorare. I due legano in maniera non convenzionale, con questo rapporto amore-odio (con l'odio preponderante) che servirà a formare il carattere di Ban.
Abbandona tutto per prendere le redini della fabbrica del padre e salvarla dalle mani degli strozzini, lasciando sbigottiti sia il capo-chef Tekkan che il resto della staff di cucina, tra cui il nostro Ban.
Decisamente coraggioso.

E poi c'è Asuka.
Giovane chef donna, molto sicura di sé e all'inizio con un temperamento simile a quello di Katori nei confronti di Ban. Non accetta errori in cucina e tutto dev'essere perfetto. Pian piano nutrirà molto più rispetto per Ban e ammirazione, insieme affronteranno l'esperienza newyorkese con convinzione e sempre insieme affronteranno il brusco ritorno in un Giappone segnato dalla crisi economica, come detto prima. Asuka è una donna forte, affronta la lontananza dall'amato Yasuhide prima nei due mesi a New York... e poi anche nella vita. I due avevano deciso di sposarsi, almeno legalmente, nonostante il dover vivere e lavorare in due città diverse. Poi l'incidente a Yasuhide, una fatalità assurda e beffarda e tutto cambia. Asuka crolla emotivamente, fatica a rialzarsi, ma sa farsi forza grazie all'appoggio di Ban e al proprio spirito combattivo, tornando in prima linea alla Trattoria Legare di Yokohama. Gran donna e gran bel personaggio.

Yasuhide è un po' quel qualcosa che non ti aspetti.
Cuoco straordinario, molto amato dai propri clienti, decide di aprire un ristorante per conto proprio... ma poco dopo è costretto a chiudere per motivi economici. La delusione di ritrovarsi dalle stelle alle stalle è tremenda, incomincia a bere e a gironzolare senza far nulla. Il rapporto con Asuka, seppur incrinato, regge comunque. Il suo incontro con Ban farà risvegliare in lui quella scintilla di passione che si era spenta del tutto, sfidando il nostro protagonista nella preparazione di una sua specialità. Perde, ma non si arrende. La passione rediviva gli permette di ritornare a lavorare al Baccanale, come un tempo prima dello sfortunato tentativo in proprio, rafforzando il rapporto d'amore con Asuka. I due, dopo il rirtorno di lei da New York, decidono anche di sposarsi, nonostante la lontananza dovuta al lavoro. E nonostante anche la ritrosia del padre di lui, più che deluso da ciò che (non) ha combinato il figlio. Yasuhide muore per una tragica fatalità e con lui muore una persona di talento, amata e rispettata dai colleghi, ma allo stesso tempo sfortunata in ambito famigliare. Una conclusione amarissima per un qualcuno che è riuscito a riprendersi dalle batoste della vita. Peccato.

Potrei continuare ancòra per molto, ma finirei per ripetermi.
Ma ora è giunto il momento di ringraziare coloro che hanno permesso questa edizione non ufficiale di Bambino! in lingua italiana.
Un grosso ringraziamento va allo scanlator Spore, il quale ha tradotto dal giapponese all'inglese tutti e quindici i volumi, senza di lui non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. E ci ho anche collaborato.
Poi un altro enorme ringraziamento va ad Xyz85, collega di mille capitoli su 5Elementos Team e Mangascan, che si è pulito tutti i volumi e ne ha anche editati alcuni.
Tra i vari editor che si sono avvicendati ricordo anche Eleumas, ser Karakau, Mogget, Oga, Ley Glast, Ninox 91, Size, la velocissima Tenka e soprattutto Kaze G.Draeck, il quale ha messo la firma su gran parte dei capitoli.
Rileggendo certe frasi, mi accorgo che avrei potuto impegnarmi maggiormente, avrei potuto rendere più fluide certe parti di traduzione ed evitare quei pochi refusi rimasti. Ma alla fine credo che il messaggio dell'opera sia arrivato nonostante le varie imperfezioni che mi son portato dietro. In fondo, stiamo tutti imparando, no?

3 commenti:

Riccardo Di Pasquali ha detto...

Ciao sensei 12. Anzitutto, voglio ringraziarvi tutti per lo splendido lavoro che avete fatto! Per chi come me, ha scoperto questo splendido manga "tardi" e lo ha letto quasi tutto di un fiato, posso ritenermi sincermante soddisfatto del lavoro che avete svolto! Inoltre, questa tua recensione di chiusura mi è profondamente piaciuta, riprova della passione con la quale avete lavorato per, scopro solo ora, quattro anni! Grazie, veramente!

P.S: Spero vivamente che la traduzione della seconda stagione sia prodotta da voi!

È. ha detto...

(si dice sous chef)

sensei 12 ha detto...

Concordo con la correzione. Mi giustifico col fatto che il tipo americano ha sempre tradotto "sotto chef", probabilmente perché così scritto in giapponese, quindi il problema può essere alla fonte, ovvero l'autore in primis. Ovviamente ne terrò conto in caso di rilasci futuri dei volumi di Bambino! privi di qualsiasi refuso.

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